Storie di persone la cui esperienza di vita e di lavoro offre spunti importanti per parlare di cambiamento, sfide, rinascita e apprendimento continuo. Testimonianze raccolte attraverso interviste dirette per parlare di attitudini, talento, potenzialità, valori ma anche di capacità vincenti come quella di reinventarsi.

“Una singola conversazione con un uomo saggio è meglio di dieci anni di studio.”
Proverbio cinese

Inauguriamo oggi una nuova rubrica dal titolo “Conversando si impara”: storie di persone la cui esperienza di vita e di lavoro offre spunti importanti per parlare di cambiamento, sfide, rinascita e apprendimento continuo. Testimonianze raccolte attraverso interviste dirette per parlare di attitudini, talento, potenzialità, valori ma anche di capacità vincenti come quella di reinventarsi. Fotogrammi di percorsi di coaching e mentoring intrapresi da chi vuole conoscersi, scoprirsi, migliorare e aprirsi a nuove opportunità di vita e di lavoro.

 

Francesca Liani incontra DANIELE BAROUCHELL – DB PERSONAL CHEF

 

– Definisciti in 20 secondi o se preferisci in 4 righe?  

Io mi definirei un uomo poliedrico, quindi aperto anche a cambiamenti e con un grandissimo spirito di adattamento. La mia forza più grande, probabilmente, è sempre stata l’entusiasmo in tutto quello che ho affrontato, sia di radicato o pregresso, sia di nuovo. Di solito, metto tutto me stesso in quello che faccio e cerco sempre di studiare e perfezionarmi affinché l’esito finale sia il più vicino possibile alla perfezione.

– Daniele Barouchell: professione Personal Chef… Che tipo di chef ritieni di essere?

Allora, come prima cosa bisogna specificare che non sono uno chef, ovvero non ho mai fatto alcun corso o scuola di cucina. Quindi, più semplicemente, sono un cuoco. La cucina, per me, è sempre stata una compagna di vita, anche quando ho lavorato in altri settori. Fin da molto giovane, a casa mia o dai miei amici, organizzavo cene già azzardando ricette particolari o variazioni di quelle classiche. Mi piace sperimentare e cerco di non essere mai banale o scontato, nelle mie preparazioni, perché l’effetto sorpresa, specie per il palato, che comunque conserva un’ottima memoria anche a lungo termine, sa dare grandi soddisfazioni.

– Che rapporto hai con i viaggi … cosa rappresentano per te?

I viaggi sono ciò che ti rende ogni giorno più completo: ti avvicina ad altre culture e, soprattutto nel settore gastronomico, può avere delle influenze magnifiche per le ricette finali. Se solo si immagina di quante materie prime è pieno l’Occidente, o a tutte le spezie orientali, indiane o dell’America Latina. Ogni luogo del mondo ha le sue ricette e i suoi prodotti locali, insieme a innumerevoli metodi di preparazione. Quindi bisogna viaggiare per imparare e poi riproporre quanto appreso nella chiave migliore per il target di commensali con cui ci si relaziona.

– Come nasce la tua passione per la cucina?

Nasce da mia nonna materna che era davvero un fenomeno ai fornelli. Originaria della Puglia, prima trapiantata a Milano – dove peraltro sono nato io – ha vissuto nel modenese, a Serramazzoni, e infine trasferita con noi a Roma. Lei, fino a 90 anni circa, è stata capace di preparare cene anche 20 persone, da sola. Nonna Dora è stata la mia più grande maestra. Dal pane fatto in casa, alle conserve, alla pasta all’uovo o senza, ai primi, i secondi, la carne, il pesce. Tutto, da quella magnifica donna ho imparato tutte le mie basi e la passione per la cucina, accanto a lei, è stato un elemento costante ed in continua evoluzione.

– Qual è la lezione più forte che hai appreso dalla vita? Come ne fai tesoro nel quotidiano?

Sai, Francesca, a 52 anni, la vita mi ha già dato tante, tante lezioni, sia negative e che positive, e, sicuramente, me ne riserva ancora molte altre. Mi ha portato in giro per il mondo, per periodi lunghi o brevi, mi ha insegnato ad imparare anche dai peggiori, mi ha dato la lucidità di analizzarmi, scompormi e provare a eliminare ciò che era superfluo o a migliorare in ciò in cui ero carente. Ma quello che ho imparato e che tengo sempre a mente, nonostante a volte possa sembrare una montagna invalicabile, è che non bisogna mai abbattersi. Si sbaglia per migliorarsi, si cambia per avere maggiori soddisfazioni, si soffre oggi per sorridere di più domani. Questo, in base alle mie esperienze, è il mezzo migliore per potersi sempre reinventare e trovare nuovi stimoli a fare bene, qualsiasi cosa si faccia.

– Che obiettivi ti sei dato nei prossimi 3 anni …Come intendi perseguirli?

Vedi, parlando dell’immediato, durante questa incredibile quanto inaspettata situazione del Covid – e dico durante, perché non è stato trovato un vaccino e dovremmo conviverci non so ancora per quanto – non è facile fare progetti o programmi. Ragioniamo a livello globale: sicuramente ha messo in ginocchio tante aziende – motivo anche per cui, ho deciso di fare della mia passione per la cucina, un lavoro a tempo pieno, puntando tutto su me stesso, quindi paradossalmente, per me almeno, forse un bene. Il Covid ha cambiato il nostro stile di vita ed ha anche modificato la nostra percezione ed attaccamento alla vita stessa. Di conseguenza, la mia speranza, è che possa riemergere quella convivialità che ha sempre contraddistinto il genere umano. Da questo, ne consegue anche il mio lavoro e a quanto ambisco. Fare cene a casa delle persone, oggi, non è semplice, ma col tempo si ritornerà a farle normalmente. Si riprenderanno a fare catering per le aziende, per i compleanni o per gli eventi mondani. Tornerò ad organizzare le scuola di cucina italiana per gli stranieri che verranno di nuovo nel nostro meraviglioso Paese. Tutti obiettivi raggiungibili se questa epidemia si placa col tempo. Detto ciò, cerco di costruirmi una rete di clienti, provo a farmi conoscere per il mio nuovo lavoro attraverso relazioni e social e, alla fine, tutto questo impegno sicuramente ripagherà lo sforzo.

– Cosa ti rende felice o soddisfatto?

Sembra uno spot sull’altruismo, a dirsi, ma per me è una grande realtà: vedere la felicità o la soddisfazione negli occhi di chi ho di fronte, mi riempie di gioia. E intendo su tutti i fronti: professionale, emotivo, umano, sentimentale. La cucina, in definitiva, ambisce a questo: vedere soddisfatti i commensali per i quali hai cucinato con passione ed amore.

– Essere o divenire? Cosa cambieresti e cosa non cambieresti mai di te?

Io le vedo come due strade parallele, ma sulle quali si possa viaggiare anche simultaneamente. Essere è quello che davvero hai dentro: i tuoi pregi, i tuoi difetti, il carattere, come affronti le situazioni e come ti poni con gli altri. In divenire sono le ambizioni, gli obiettivi, i traguardi, quanto impegno metti per migliorare sotto tutti gli aspetti. Per la seconda parte ci vorrebbe troppo tempo. Sono profondamente introspettivo e ipercritico verso me stesso, ma ciò che non cambierei mai in me, sono la gratitudine e la fedeltà, in tutti gli ambiti della mia vita.

Grazie Daniele per aver condiviso la tua esperienza e il tuo vissuto con me e con chi ci legge. La tua storia ci testimonia quanto sono importanti passione, umiltà, resilienza, flessibilità e capacità di reinventarsi. Ti faccio tanti in bocca al lupo per la tua attività e non solo…

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