

Nessuna giornata in cui si è imparato qualcosa è andata persa.
(David Eddings)
Francesca Liani incontra PIER FRANCESCO GIACINTI – Uno spirito libero, compresso dal quotidiano, ma con una grande curiosità e voglia di rinascere.
Nuova intervista per “Conversando si impara”. Oggi è la volta di Pierfrancesco Giacinti: avvocato civilista, viaggiatore poliglotta, impegnato nel volontariato. Di lui mi colpisce la franchezza con cui ammette di stare ancora imparando: nel lavoro, come padre, nelle relazioni, nella vita. Una persona in divenire, curiosa, capace di mettersi in discussione e con una forte tensione al cambiamento. Mi ricorda un pò Ulisse: esploratore, retore, sensibile al richiamo delle sirene, ma volontariamente legato all’albero maestro. Una figura ambivalente ma umanissima. In bocca al lupo Pier Francesco per i tuoi viaggi e per quello più importante: la vita.
– Definisciti con 3 aggettivi.
Spirito libero, critico, cosmopolita (almeno nelle buone intenzioni…).
– Pier Francesco Giacinti avvocato. Che rapporto hai con la tua professione?
Non “sono” un avvocato, esercito la professione. Una professione che ho scelto e che amo ma per la quale non ho una immedesimazione totale. Faccio l’avvocato e lo faccio al meglio delle mie possibilità senza farmi imbrigliare nel ruolo.
– Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
Sono un avvocato civilista. Amo molto la parte redazionale degli scritti, un pò meno quella delle udienze. Su tutte adoro l’autonomia in senso lato che ti dà ogni professione e questa in particolare.
– Che rapporto hai con i viaggi, cosa rappresentano per te ?
Ossigeno puro, immedesimazione totale (qui sì), compenetrazione nelle realtà che vado a visitare. Almeno finora. E’ da un pò però che non faccio un viaggio come dico io, lungo, di qualità, anche in solitaria. Negli ultimi lustri ho un pò messo da parte questo aspetto fondamentale della mia vita per le fagocitanti incombenze del quotidiano, accontentandomi di aperitivi in luogo delle cene. Ma voglio tornare presto a dare spazio ai viaggi, organizzandone almeno uno grande l’anno!
– Come nasce il tuo impegno nel volontariato?
Aiutare è nelle mie corde evidentemente. Ho iniziato già ai tempi dell’Università con l’Unione Italiana Ciechi (non vedenti, oggi). E poi ho proseguito perché ho visto che aiutare gli altri mi dava gioia e faceva stare bene in primis me. Con la Croce Rossa Italiana ho cominciato nel 2014, grazie a un Corso introduttivo di Basic Life Support. Non mi pento mai del tempo che dedico al volontariato anzi, ci sono spesso delle uscite con gli altri volontari in cui, se il gruppo è ben assortito, ci divertiamo nel senso più proprio del termine e torniamo a casa con il cuore arricchito da tante emozioni.
– Nel ruolo di padre come sei? Si finisce mai di apprendere?
E’ il “mestiere” in assoluto più difficile del mondo, con evoluzioni continue, anche in rapporto all’aumentare dell’età dei figli. All’inizio credi di poter gestire quasi tutto, anche senza aiuti esterni, e che i problemi coi figli piccoli siano montagne insormontabili. Col passare degli anni mi sono accorto che i “problemi” crescono esponenzialmente in proporzione all’età. Ora, con l’adolescenza, sono al culmine e mi sento spesso giudicato da due verdissimi adulti. Nel mestiere di padre non si finisce mai di apprendere, così come nella vita d’altronde.
– Qual è la lezione più forte che hai appreso dalla vita ? Come ne fai tesoro nel quotidiano?
Di lezioni ne ho prese tante, ma non ti so dire quanto ho appreso e fatto tesoro di queste, ahimè. Sto imparando tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, che il presente va vissuto sempre intensamente nell’hic et nunc e nel carpe diem, senza togliere spiritualità al fatto che credo che nella vita nulla avvenga mai per caso.
– A questo punto della tua vita cosa vorresti realizzare e cosa senti che ti manca ?
Non so a che punto sono della mia via, non mi piace ragionare in questi termini. Non ritengo giusto catalogare e definire fasi, stati, concetti. So soltanto che vivo in un tale crogiuolo di alti e basi che spesso sembra di stare sulle montagne russe in tutto (genitorialità, lavoro, rapporti, interessi). Potrà sembrare sciocco, ma mi dispiacerebbe morire senza aver realizzato il sogno di un bel giro del mondo in solitaria di alcuni mesi. Riuscire poi a farlo nel pieno delle mie forze fisiche e intellettuali sarebbe il massimo!
– Cosa ti rende fiero di te?
Il fatto che quello che ho (poco o tanto che sia) è stato tutto farina del mio sacco. E a pensarci bene, anche se magari non è tanto, è comunque una piccola rivoluzione soprattutto in questi tempi in cui ancora contano più le aderenze che la sostanza. Il mio migliore amico un giorno mi disse: “In un mondo di nani che si sentono giganti, tu sei forse uno dei pochi giganti che si sente un nano”. Peccherò di superbia ma un po’ mi ci ritrovo!
– Essere o divenire? Cosa cambieresti e cosa non cambieresti mai di te?
Mi ritengo una persona autentica, in continuo divenire. Anche a 80 anni spero di mantenere la voglia di cambiare e di rinascere a me stesso, magari tentando di cambiare in meglio anche la realtà che mi circonda. Sarò pretenzioso forse, ma sic est!