

FARFALLA O COLIBRÌ? CAMBIAMENTO O RESILIENZA?
In questo periodo si parla molto di resilienza ma è proprio giusto resistere o, a volte, è meglio dare uno strappo e ricominciare su basi nuove? Per la rubrica CONVERSANDO SI IMPARA ho intervistato sull’argomento Monica De Rita.
Eccomi a tu per tu con l’avvocato, mediatore, ex direttore e coach, Monica De Rita. Una donna a tutto tondo capace di passare da un ruolo all’altro con disinvoltura ma sempre con grande autorevolezza. Conoscendo bene il suo riserbo considero già un piccolo successo essere riuscita a metterla abbastanza a suo agio da potersi aprire in un’intervista di coaching: in primis perché lei stessa lo è, e poi perché pur essendo caratterialmente aperta e socievole, è poco avvezza ai social. Di lei mi colpisce la determinazione, la fiducia in se stessa e la voglia che ha di mettersi in gioco con grinta e coraggio. Un bell’esempio di self made woman, capace non solo di raccogliere la sfida del cambiamento ma anche di anticiparlo in nome della sua autonomia e degli standard di qualità della vita che si è posta.
Un grande in bocca al lupo a Monica, la cui abilità anche di arciere le sarà sicuramente utile per centrare nuovi importanti obiettivi!
Monica De Rita, professione avvocato. Quanto ti calza e quanto ti va stretta questa definizione?
Diciamo che sono un avvocato frutto di una nuova cultura. Per circa venti anni, infatti, ho lavorato all’interno di una istituzione pubblica dove ho operato come manager dei servizi di ADR (Alternative Dispute Resolution), sono stata Vicedirettore e, infine, Direttore Generale. Quando ho cominciato, in Italia, non si conoscevano questi strumenti con i quali è possibile risolvere un contenzioso senza rivolgersi ai Tribunali (parlo di negoziazione, mediazione e arbitrato). Oggi, sono ampiamente riconosciuti dal nostro ordinamento giuridico ma continuano a suscitare una certa diffidenza perché richiedono un approccio diverso, basato, cioè, non soltanto sulla tutela dei diritti delle parti in lite ma, piuttosto, su quella dei loro reali interessi e valori, al fine di mantenere e, se possibile, migliorare il rapporto contrattuale in corso.
So che sei appassionata di tiro con l’arco e quindi non posso non farti una domanda sull’obiettivo. Dal tuo punto di vista cosa conta di più per centrare l’obiettivo?
Ti rispondo da arciere e da professional coach: credere davvero in ciò che fai! Sentirlo, e attingere dall’emozione che ti suscita, fidandoti di te stesso e di ciò che stai facendo. Nelle persone che ho seguito come coach o come manager ti dico che la differenza la fa la spinta interiore e il convincimento che possiedono.
Che rapporto hai con il cambiamento?
Circa un anno e mezzo fa, mi sono dimessa da Direttore Generale e ho intrapreso la libera professione, come avvocato e con un mio studio legale. Un grosso cambiamento, direi! Quando lo fai, in realtà, ci hai già riflettuto un bel po’. Ciò che ti chiedi, prima di farlo, è se sei un “colibrì” (la resilienza) o piuttosto una “farfalla” (il cambiamento) e, cioè, se sei in grado di “resistere a tutto” o
preferisci “liberarti di tutto” e ricominciare. Io ho optato per la farfalla, ma non penso che ci sia una filosofia di vita più o meno valida dietro al comportamento della farfalla (cambiare) piuttosto che del colibrì (resistere) ma, semmai, un percorso da intraprendere, quando se ne sente l’esigenza, per acquisire maggior consapevolezza di sé stessi e dei propri valori. Occorre, piuttosto,
avere il coraggio di agire coerentemente con quanto si scopre alla fine di questo percorso e, magari, riconoscere che qualcosa è “finito”. Io ho maturato la mia decisione di cambiamento quando ho capito che, come diceva Nelson Mandela: “Solo gli uomini liberi possono negoziare; i prigionieri non possono stipulare contratti…” . Insomma, dovevo riprendermi la mia libertà per ricominciare a negoziare il percorso di vita al quale aspiravo!
Che cosa pensi della competizione professionale? L’hai incontrata più dagli uomini o dalle donne? Che differenza c’è?
La competizione è esasperata nella nostra società! Ed anche sopravvalutata: se ci fosse più condivisione e complicità si lavorerebbe meglio e ci si divertirebbe di più. Penso che le donne siano competitive quanto gli uomini. Posso dirti che, quando mi è capitato, mi sono accorta che gli uomini tendono a escluderti o a ignorarti. Le donne tendono, invece, ad adottare un comportamento amichevole ma, a volte e purtroppo, nella sostanza scorretto. Penso che questo derivi dalle diverse sfere di azione. Gli uomini prediligono il campo del “fare” e le donne quello dell’ “essere”.
Qual è stata la lezione più forte che hai appreso di recente?
Nelle tecniche di coaching, si definisce “potente” quella domanda che è in grado di ingenerare una forte riflessione dalla quale può scaturire un’acquisizione di maggior consapevolezza. Ecco, la tua domanda, mi sembra molto potente! Non ti so rispondere su due piedi perché la vita è tutta una lezione. Forse, la più recente, deriva dall’aver vissuto sulla mia pelle quello che si prova quando si
abbandona la c.d. comfort zone. Non è difficile solo perché noi esseri umani siamo fortemente condizionati dalle nostre abitudini. Tendiamo, infatti, a ripetere quelle azioni che si sono dimostrate valide: la stessa strada, lo stesso comportamento, ecc.. In realtà, senza accorgercene, tendiamo anche ad uniformare il nostro comportamento in base a educazione, costumi, ruoli imposti e, ahimè, pregiudizi. Abbandonare la propria comfort zone implica il rimettere in discussione le convinzioni acquisite perché si va incontro al “nuovo”. Ciò è fortemente destabilizzante. Non solo per te ma anche per chi ti sta accanto. In poche parole, oltre al tuo cambiamento dovrai gestire anche la confusione di chi sta vicino!
Qual è la motivazione principale che ti spinge ad agire oggi rispetto al passato?
Sai, Francesca, quando fai un cambiamento importante nella vita, hai un grosso coinvolgimento emotivo da gestire e nel dover ricominciare, vuoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato dai successi e dagli insuccessi riportati fino a quel momento, facendo di meglio. E’ un pò come avere una seconda opportunità nella vita; capita raramente, e la vuoi sfruttare al meglio. A quel punto, non conta quello che fai ma come lo fai!
Quali sono le tue priorità oggi?
Più che priorità, li definirei progetti o obiettivi. Per esigenze di lavoro, sono diventata negli anni, quasi per caso, un formatore di arbitri e mediatori e anche un professional coach (mi sono diplomata nel 2012). In realtà queste sono le attività alle quali oggi, vorrei dare più spazio perché sono quelle dove ho sviluppato delle mie metodologie basate su simulazioni, giochi e casi pratici che ho gestito… Divertendosi, si apprende meglio. Mi appaga molto il trasferimento di conoscenza che si realizza e, vorrei dire, il reciproco scambio di energie che ne scaturisce. Quando sei in aula o in una sessione di coaching il metro giusto per capire se sei stato bravo, secondo me, è percepire quanto anche tu hai imparato in quel momento. Se la risposta è affermativa, per me è come aver fatto il pieno di carburante!
Su quali risorse (interne o esterne) senti di poter contare sempre?
La curiosità. Quella è stata la molla che mi ha spinto a vivere la vita come se stessi sempre viaggiando alla scoperta di nuove mete. Grazie a questo spirito, ho fatto con passione il mio lavoro sino ad oggi e spero di continuare a farlo!
Cosa ti rende felice e soddisfatta?
Piccole cose, direi, come tornare a casa la sera e potermi rilassare, bevendo un bicchiere di vino sul balcone, guardando gli alberi di fronte e ripensando al progetto che ho fatto “quadrare” o al cliente soddisfatto che mi ha ringraziato o allo studente entusiasta. Una bella giornata!
Grazie Monica per questa tua testimonianza davvero molto interessante. Mi congedo dedicandoti questo aforisma di Paulo Coelho:
“Quando l’arciere tende la corda, può vedere il mondo intero dentro il suo arco. Quando segue il volo della freccia, questo mondo gli si avvicina e lo accarezza, trasmettendogli la meravigliosa sensazione di aver compiuto il proprio dovere“.
Ad maiora !