Artigiani 4.0: il futuro della tradizione corre sul binario della innovazione

2017-10-02T08:32:30+00:0020 settembre, 2017|effetto farfalla|

Articolo a cura di Francesca Liani e pubblicato su Roma Artigiana.

Rubrica Effetto Farfalla

L’Italia, con il più ampio patrimonio culturale del mondo, è praticamente un “museo a cielo aperto” e i numeri che può vantare sono da capogiro: 3.609 musei; quasi 5.000 siti culturali tra monumenti, aree archeologiche e gallerie; 46.025 beni architettonici vincolati; 34.000 luoghi di spettacolo; 53 siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (prima nel mondo seguita dalla Cina con 52), centinaia di festival ed iniziative culturali legate a tradizioni religiose ed enogastronomiche.

ARTE, BELLEZZA E CULTURA SONO LA NOSTRA RICCHEZZA. PRESERVARLA NON BASTA. PER INNOVARE NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE È NECESSARIO FAR DIALOGARE MONDI APPARENTEMENTE DISTANTI CREANDO PONTI TRA LE GENERAZIONI ED I SAPERI

Il nostro Paese inoltre possiede il triplo dei musei della Francia (1.218) e più del doppio di quelli della Spagna (1.530) eppure esiste un divario stridente tra la ricchezza del patrimonio artistico e culturale italiano e la sua capacità di attrazione e fruizione. Insomma, nonostante vi siano segnali di inversione di tendenza, siamo ancora lontani dal riuscire a valorizzare al meglio il nostro oro nero, ossia il patrimonio artistico culturale e paesaggistico.

Purtroppo la ricchezza economica non è generata soltanto dalla mera quantità o dall’importanza dei beni culturali ma dalla capacità di rendere fruibili, produttivi e remunerativi tali beni. Secondo uno studio redatto dalla Price Waterhouse Coopers l’indotto generato dall’Italia in termini di turismo, attività economiche collaterali ed occupazione è meno della metà rispetto a Francia e Germania.

La contraddizione è abbastanza stridente soprattutto se si pensa che in Italia è proprio la cultura la risorsa più capillare e importante, un patrimonio fatto di arte, storia, archeologia, tradizione e folclore locale, prodotti tipici, artigianato e antichi mestieri, che lo rendono leader indiscusso a livello mondiale.

Ebbene nonostante questo primato il RAC, ossia l’indice che analizza il “ritorno economico degli asset culturali” sui siti Unesco, mostra come gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia,hanno un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano; Francia e Regno Unito hanno rispettivamente tra 4 e 7 volte quello italiano.

Eppure l’arte, la cultura, il territorio, se ben integrati, oltre ad essere parte della nostra identità e del nostro orgoglio, possono diventare volani di sviluppo riverberando i loro effetti su tanti altri settori produttivi.

Anche l’artigianato artistico rappresenta per molti versi ancora l’emblema del gusto, della creatività, dell’unicità del prodotto Made in Italy nel mondo. E l’Italia è senz’altro uno dei Paesi che vanta un numero elevatissimo di tradizioni locali e di aree specializzate, in cui operano più di 140.000 imprese con 240.000 addetti.

A parte gli esempi più eclatanti come il caso dei vetri di Murano, della pelletteria Fiorentina, delle ceramiche di Faenza, di Vietri sul mare o di Caltagirone, dell’arte orafa di Arezzo, Vicenza o Valenza Po, il raccordo tra artigianato artistico e valorizzazione culturale e turistica è ancora tutto da costruire. Gli scenari attuali ci indicano che l’artigianato artistico è sempre più motivo di attrazione per i turisti allettati non solo dalla possibilità di acquistare un prodotto di pregio legato alla storia e alla tradizione di un territorio ma spesso anche interessati a vivere l’esperienza della manualità e della creatività.

Tale tendenza andrebbe sicuramente incentivata attraverso programmi di promozione di itinerari turistico-artigianali che uniscano la voglia di fare acquisti con la possibilità di vivere l’esperienza dentro le botteghe a diretto contatto con i maestri artigiani.

Confartigianato Imprese Roma, da sempre sensibile ed impegnata su questi temi, sta avviando un progetto denominato “Professione Artigiano: Percorsi di sensibilizzazione, formazione ed alternanza scuola-lavoro per l’orientamento alla professione di artigiano del bello e del buono”cofinanziato dalla Camera di Commercio di Roma. Il progetto vuole dare la possibilità ai giovani di scoprire e riscoprire i mestieri tradizionali legati alla produzione del “bello” e del “buono” attraverso la formula dell’alternanza scuola-lavoro intervenendo proprio sugli elementi deboli che minano la sopravvivenza e la continuità dell’impresa innestando nuova linfa e potenziale innovativo delle nuove generazioni nelle botteghe artigiane.

Il target dell’iniziativa è rappresentato da giovani tra i 16 e i 26 anni interessati ad effettuare una breve esperienza di lavoro all’interno di botteghe artigiane di Roma e provincia dopo un percorso di orientamento alla professione.

Si tratta di un’operazione circoscritta che interesserà 10/15 botteghe artigiane ed altrettanti studenti, eppure di grande valenza culturale perché pone l’accento sull’importanza di agire su questi temi con un approccio integrato, superando le logiche di settore a favore di una promozione a tutto campo del nostro patrimonio di arte, bellezza, cultura e creatività.

Ciò che ancora oggi ci rende famosi nel mondo è il design, la moda, la gastronomia, il nostro patrimonio di saperi materiali ed immateriali, il nostro stile di vita.

Da questi capisaldi è necessario ripartire per continuare ad affermare il Made in Italy nel mondo.

Secondo uno studio promosso nel 2015 dalla Commissione Europea intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy” il trend occupazionale dell’artigianato se coniugato con innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete è destinato nei prossimi anni a crescere.

Tra le esperienze di successo che vengono menzionate nel report vi è il successo globale conseguito dal sito Etsy, il mercato virtuale nato a New York nel 2005 ed interamente dedicato ai manufatti artigianali. Oggi Etsy rappresenta il marketplace di creatività più grande del mondo contando oltre 1 milione di artigiani che vendono le loro creazioni senza intermediari a oltre 20 milioni di utenti sparsi in tutto il globo.

Lo sviluppo crescente del commercio elettronico e la creazione di piattaforme e-commerce possono offrire ottime chance per promuovere manufatti artigianali contando su nicchie di mercato sempre più vaste di persone alla ricerca del “pezzo unico”, del “fatto a mano o su misura”, del “prodotto tipico locale, biologico ed ecologico”, rispetto alla produzione industriale di massa.

Per questo lo sforzo che devono compiere le Associazioni di rappresentanza è quello di favorire un ripensamento della bottega artigiana non solo come luogo dove preservare saperi e tradizioni produttive, ma anche come spazio dove concentrare lo sforzo di innovazione, sperimentazione e creatività.

L’artigianato dunque deve raccogliere questa s da importante per ritagliarsi un ruolo da protagonista negli scenari economici futuri. Si tratta di trovare un nuovo felice equilibrio tra continuità della tradizione, capacità di innovazione e possibilità di integrazione virtuosa con il sistema culturale e turistico che rappresenta il nostro biglietto da visita principale. Insomma, la strada è tracciata e, su questi temi Confartigianato è in prima linea. A ribadirlo anche il “Manifesto dei nuovi artigiani del XXI secolo”, un vademecum in 8 punti teso ad affermare identità e ruolo sociale dell’artigiano, ma soprattutto un invito alla categoria a farsi interprete dello spirito del tempo, rigenerandosi e rinnovandosi senza smarrire le sue radici più profonde.

La rivoluzione digitale è in atto, ma se davvero come affermava Claude Lévi-Strauss “l’artigiano è il principe degli innovatori”, ci sono tutte le premesse afinché, ancora una volta, gli artigiani riescano a cavalcare quest’onda della storia.