Come diventare “grandi” mantenendo il vantaggio dei “piccoli”

2018-01-26T10:44:37+00:0011 dicembre, 2017|effetto farfalla|

Articolo a cura di Francesca Liani e pubblicato su Roma Artigiana.

Rubrica Effetto Farfalla

Le Reti d’impresa sono un’opportunità di crescita e competitività del sistema produttivo italiano. Ecco perché.

Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, lavorare insieme un successo.
Henry Ford

Nella ormai annosa disputa su quali siano le migliori dimensioni dell’impresa ai fini del suo successo e della sua competitività si va affermando, in tempi recenti, il valore delle Reti. Per molti anni lo slogan “Piccolo è bello!” è stato capace di connotare l’economia italiana, il cui sistema produttivo è rimasto caratterizzato dalla presenza di piccole imprese.

Stando ai dati Istat 2016, queste rappresentano il 95% del totale delle unità produttive impiegando circa 7,8 milioni di addetti (il 47% contro il 29% nella media europea). La piccola impresa italiana ha giocato un ruolo fondamentale nel successo del Made in Italy nel mondo e ciò ha fatto ritenere che la dimensione contenuta, se organizzata in distretti, potesse rappresentare un modello vincente. Già da tempo, invece, questa formula è stata pesantemente messa in discussione da molteplici fattori e condizioni esterne.

La globalizzazione, la delocalizzazione e, non ultima, la crisi del sistema finanziario e creditizio, hanno minato notevolmente il sistema produttivo e hanno indotto a guardare con interesse crescente a nuovi modelli di sviluppo capaci di coniugare flessibilità con capacità di fare sistema. Alla fine degli anni ’60, il modello distrettuale basato sulla forza del capitale sociale locale ossia su un mix di cooperazione, fiducia, legami familiari e informali radicati sul territorio (e concentrati specialmente nel nord-est e nel Centro) ha contribuito all’affermazione del Made in Italy nel mondo.

Oggi il Made in Italy, identificato principalmente con settori quali Abbigliamento-moda, Arredo-casa, Agroalimentare, Automazione-meccanica (“4A”), è ancora il nostro fiore all’occhiello nel mondo che ci contraddistingue positivamente per stile, qualità e design. Con l’avvicinarsi del nuovo millennio, i distretti industriali basati sul modello del piccolo è bello sono andati in crisi. Diverse le motivazioni di questo declino, ma le principali possono essere ricondotte alla:

  • concorrenza spesso “sleale” di Paesi come la Cina che attuano forme di dumping sociale ed aggiramento dei vincoli ambientali;
  • crisi globale e sviluppo di nuove economie (sviluppo crescente di Paesi BRIC e del Medio oriente);
  • incapacità di ritrovare la stessa “formula magica” e gli stessi vantaggi competitivi riconducibili ad esempio alla “lira debole”.

Di fronte al cambiamento dello scenario globale e all’impatto della crisi prolungata, iI modello produttivo italiano si ritrova ancora una volta nella necessità di individuare una nuova formula che consenta di superare l’handicap del “nanismo prenditoriale” attraverso forme di aggregazione flessibile. Per estrema sintesi, per la maggior parte delle imprese italiane il problema può essere sintetizzato e ricondotto ad una semplice domanda: come diventare “grandi” e competere su “scala globale” potendo mantenere i vantaggi dell’essere “piccoli”? A questa domanda, sempre più imprenditori hanno trovato una risposta adeguata nelle Reti di Impresa, un innovativo modello di business che favorisce la cooperazione con altre realtà imprenditoriali non semplicemente per “resistere” alle sfide del mercato ma per trasformare il vincolo in opportunità di crescita. Questo processo non sempre è stato spontaneo ma ha trovato incentivo con la L. n. 33/2009 che istituisce il contratto di Rete. Con tale contratto due o più imprese si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.

Le Reti di Imprese permettono da un lato il mantenimento dell’indipendenza e dell’identità delle singole imprese partecipanti alla Rete, dall’altro il miglioramento della dimensione necessaria per nelcompetere sui mercati globali. Si tratta, pertanto, di uno strumento adatto al tessuto imprenditoriale italiano, composto da micro e piccole imprese spesso incapaci di competere in termini di innovazione ed internazionalizzazione con imprese più strutturate e di maggiori dimensioni. La peculiarità innovativa delle Reti di Impresa consiste nella gradualità che esse offrono.

La Rete è diversa da un’Associazione Temporanea d’Impresa in quanto gli obiettivi non si limitano ad una specifica iniziativa (es. partecipazione ad una gara), ma sono più ampi e di lungo termine. Si differenzia altresì dal Consorzio in quanto non comporta la necessità di creare organi, strutture, o una comune amministrazione. Le Reti inoltre vanno oltre le logiche del Distretto potendo coinvolgere anche imprese geograficamente lontane e con specializzazioni in ambiti diversi. Le Reti, dunque, non sono soltanto un’opportunità per l’impresa, ma anche una risorsa per il territorio che può rendersi più attrattivo grazie all’offerta integrata di prodotti e servizi. I numeri del successo delle Reti sono importanti.

Al 3 gennaio 2017 le Reti di Impresa in Italia erano 3.230 e coinvolgevano 16.893 realtà localizzate in tutte le Province e appartenenti a tutti i settori produttivi. La motivazione principale per cui le imprese si mettono in Rete si deve soprattutto alla necessità di fare innovazione e di competere sui mercati internazionali e, tuttavia, tali motivazioni non esauriscono le potenzialità dello strumento che si dimostra valido anche per il marketing turistico e territoriale. In questa ottica va letta l’iniziativa “Strade del commercio del Lazio”, promossa dalla Regione Lazio che attraverso lo stanziamento di 16,5 milioni di euro sta consentendo l’attivazione di Reti d’Impresa tra attività economiche su strada (negozi, botteghe artigiane, mercati, bar, luoghi della cultura). Tali risorse vengono coordinate ed erogate dai Comuni e, per Roma, anche dai Municipi, per creare nuove occasioni di sviluppo, rigenerare il tessuto urbano e produttivo, realizzare servizi per i cittadini, iniziative promozionali e di marketing territoriale.

Tale iniziativa ha riscosso un notevole successo tanto che, ad agosto 2017, la Giunta Regionale ha dato il via libera allo stanziamento di ulteriori 3,5 milioni di euro per finanziare i 34 progetti di Reti di Imprese che erano risultati ammissibili ma non finanziati per l’esaurimento delle risorse disponibili. Questi 34 progetti si sono andati ad aggiungere ai 127 già finanziati, portando a 161 i progetti di Rete per le “Strade del commercio del Lazio”. Per ogni Rete d’Impresa finanziata il contributo regionale arriva fino a 100 mila euro (eccetto quelle dell’area del cratere sismico per le quali il tetto è di 200 mila euro) per realizzare interventi ed azioni di varia natura da realizzare entro 12 mesi dalla data di ammissione a finanziamento.

Le Reti finanziate possono essere sia territoriali, sia di filiera. Il bando distingue i soggetti promotori da quelli beneficiari. I primi sono dei raggruppamenti di almeno 30 attività economiche su strada che hanno elaborato il programma e la denominazione di Rete. I soggetti beneficiari, invece, sono i Comuni del Lazio e i Municipi di Roma Capitale che hanno approvato i Programmi di Rete e che materialmente ricevono il finanziamento regionale e che ne sono i responsabili anche ai fini della certificazione e rendicontazione della spesa. Tutti i progetti di Rete devono prevedere almeno tre di queste sette tipologie di intervento: • Governance della Rete: manager della Rete qualificato ovvero accordi con i centri di assistenza tecnica;

  • Interventi di manutenzione e arredo dell’ambiente urbano;
  • Azioni finalizzate alla mobilità intelligente e al miglioramento dell’accessibilità e della fruizione degli spazi pubblici interessati;
  • Sicurezza, legalità e azioni complementari di contrasto all’abusivismo commerciale; Comunicazione, marketing, animazione territoriale, iniziative promozionali e valorizzazione delle eccellenze;
  • Innovazione di filiera e gestione di servizi in comune rivolti alle imprese e/o ai cittadini;
  • Azioni complementari alle politiche di sostenibilità energetica e ambientale.

Le attività economiche coinvolte nelle Reti di Impresa sono complessivamente 8.069: 1.748 le imprese coinvolte su Roma città, 2.347 per la Provincia di Roma, 1.208 per quella di Viterbo, 1.210 per quella di Frosinone, 974 per Latina e 582 per Rieti. Degli ultimi 34 progetti finanziati, 7 sono di Roma città, 10 del resto della Provincia di Roma, 7 di quella di Frosinone, 7 di Latina e 3 di Rieti. Confartigianato Imprese Roma è impegnata nell’attivazione e nel lo sviluppo di tre Reti d’Impresa di cui uno su Roma e due sul territorio provinciale. La Rete di Imprese Balduina’S promossa dall’Associazione di Promozione Sociale omonima, si pone l’obiettivo di rivitalizzare le attività commerciali del quartiere Balduina di Roma che in 3 Km quadrati raccoglie circa 43 mila residenti. Il modello di riferimento è quello della Smart City, improntato alla sostenibilità e all’innovazione sociale e finalizzato a migliorare la qualità della vita di tutti coloro che vivono ed lavorano in questa area. Nella S di Balduina’S sono racchiusi i punti chiave dell’intero progetto.

Il progetto ENO.L.A.N. WEB 2.0 è invece un programma di Rete promosso dal Comune di Albano e sostenuto dai Comuni di Nemi e Lanuvio. La Rete raccoglie oltre 30 soggetti imprenditoriali afferenti la filiera enogastronomica. Si tratta perlopiù di micro e piccole imprese, a carattere spesso familiare, operanti nell’ambito del commercio, della ristorazione e dei servizi. Obiettivo della Rete è quello di creare un sistema di promozione del territorio basato sull’offerta culturale ed enogastronomica da realizzare attraversi un programma di marketing supportato da una piattaforma web. Infine il progetto “I sapori di Genzano” promosso dall’omonimo Comune, raccoglie 31 realtà economiche e commerciali ed è teso a promuovere le eccellenze gastronomiche del territorio con particolare riguardo al suo prodotto di punta ossia il Pane di Genzano IGP.

L’idea in questo caso è di sfruttare la notorietà di questo prodotto per farne un volano di crescita economica e un fattore di attrattività turistica legata alla gastronomia locale tradizionale. Con queste iniziative, Confartigianato Imprese Roma conferma il suo interesse e il suo sostegno allo sviluppo delle Reti d’Impresa, un modello che risulta attualmente molto apprezzato dalle piccole imprese ma che dovrà misurarsi con uno scenario in continua evoluzione. Per le piccole imprese ciò vorrà dire ancora una volta misurarsi con una sfida vitale, così come lo è per il calabrone volare. Stando alle leggi della fisica, le ali del calabrone sarebbero troppo piccole per vincere la forza di gravità. Eppure il calabrone vola grazie a qualcos’altro che il modello non ha previsto. In attesa che venga svelato questo mistero irrisolto della scienza, lunga vita ai tanti “Davide” che si uniscono per competere con i “Golia” del terzo millennio.